Questo blog nato da poco vuole raccontare le impressioni  e le esperienze di un viaggio in Giappone, paese che adoro e nel quale non speravo di poter ritornare per ben due volte! Con occhi occidentali ho cercato di carpire un pò dello spirito orientale, imparando molte cose. So che molti di voi sono più preparati di me sulla cultura, sul cibo e sul modo di vivere nipponico! I commenti e le precisazioni in merito saranno ben accolte, il blog è ancora in aggiornamento nelle sue sezioni e nelle immagini.
Grazie a tutti coloro che avranno voglia di leggermi!

martedì 15 marzo 2011

Help Japan

A seguito del terribile terremoto che ha devastato il Giappone, la Croce Rossa Italiana ha aperto una raccolta fondi in sostegno delle popolazioni colpite dal sisma e dallo tsunami.
Per donare 2 euro alla Croce Rossa Italiana "Pro Emergenza Giappone" è possibile inviare un SMS da cellulari TIM, Vodafone, Wind, 3, CoopVoce, Tiscali o da telefono fisso Telecom, Infostrada, Fastweb, Teletu e Tiscali al numero 45500.

La CRI ha aperto una raccolta fondi in sostegno della popolazione coinvolta dal sisma e dallo tsunami. I contributi raccolti dalla CRI saranno impiegati per supportare le attività di assistenza della Croce Rossa Giapponese a favore delle persone colpite, in stretta collaborazione con la Federazione Internazionale della Croce Rossa e della Mezzaluna Rossa e con il Comitato Internazionale della Croce Rossa.
Oltre all'invio di un SMS, le altre modalità per donare sono:
- Donazione online sul sito www.cri.it - causale "Pro emergenza Giappone";
- Bonifico bancario
causale "Pro emergenza Giappone"
IBAN: IT 19 P 01005 03382 000000200208
- Conto corrente postale n. 300004 intestato a: "Croce Rossa Italiana, via Toscana 12 - 00187 Roma";
causale "Pro emergenza Giappone"

mercoledì 29 dicembre 2010

Capodanno a Tokyo



Ogni anno il solito assillo...la notte di Capodanno! Premetto che sono sempre stata immune da ogni istinto festaiolo a tutti i costi! Per anni la sera del 31 dicembre ho lavorato in qualche teatro e, fatto un brindisi veloce coi colleghi, di corsa a nanna a riposare per la recita del primo gennaio! Da quando la mia vita è diventata più "normale" ecco far capolino il problema della fine dell'anno, che ogni volta si risolve all'ultimo: una cena con amici, in tanti, in pochi, magari un giro in città, una serata a due più speciale...
Stavolta un desiderio ce l'avrei! Vorrei vivere un Capodanno a Tokyo! Una cosa veloce ma ben organizzata! Ecco il programma: partenza il 30 dicembre verso sera, tanto arrivi sette ore avanti e tempo non ne perdi! Alla faccia del fuso orario riposino in albergo (magari al Park Hyatt giusto per non farsi mancar nulla!) e poi via, in città!
Mmmmmh la prima cosa da fare? Asakusa, passeggiata tra le bancarelle del mercato, oracolo al tempio, per vedere come sarà il 2011, e poi un pò di relax allo Jakotsu yu onsen che è lì vicino! Poi metro fino a Ikebukuro, mezz'oretta dall'omino dei massaggi e poi shopping da Tokyu Hands, tutte quelle inutili cose bellissime che trovi solo qui!
Intanto è quasi ora di cena quindi meglio tornare a Shinjuku in albergo! Sul dove mangiare ho ancora qualche dubbio, il ristorante fichissimo in albergo con la vista superlativa della città oppure il solito ottimo Sushizanmai al mercato del pesce? Boh, si potrebbe fare un aperitivo superfigo in hotel adeguatamente agghindati e poi con qualcosa di più sobrio andare a fare una scorpacciata di sushi...e la mezzanotte? A Shibuya ovviamente, in mezzo all'incrocio più affollato del mondo, in mezzo a milioni di persone tra cui perdersi! Già che siam qui si potrebbe fare un salto in una disco truzza tra quelle che ci sono là dietro oppure a Roppongi!
Il primo di gennaio è un momento importante, è il primo squarcio del nuovo anno e non si può passarlo a dormire! Bisognerebbe fare tutte le cose belle che vorremmo fare tutto l'anno e passarlo con chi si ama! Bisogna iniziare con una preghiera, o almeno un pensiero più intimo. Non importa in Chi o come crediamo, un tempio, una chiesa, una statua...è la stessa cosa, quindi farò visita ad un tempio, come si usa qui al primo dell'anno, ma non a Tokyo! Voglio andare a vedere il monte Fuji con la neve, entrare in un piccolo tempio e accendere un incenso, e poi fare una passeggiata con le ciaspole su per i pendii innevati e cercare un onsen naturale in mezzo al bosco nel quale buttarmi per un bagno bollente, nel silenzio...chissà come sarà l'odore dell'aria fredda e secca di montagna mista al vapore dell'acqua ferruginosa...
Qui vien buio presto, è ora di tornare giù...con i piedi per terra!

mercoledì 10 novembre 2010

D'amore e altri disastri



Ogni tanto divago e parlo d'altro lo so, montagne, principesse che aspettano il bacio della primavera imprigionate in una cascata di ghiaccio, nuvole e anime fluttuanti. Ma stasera tenterò di raccontare di nuovo qualcosa sul Giappone, un Giappone che non ho visto nei miei viaggi, una storia d'altri tempi ma che conosco a memoria, una storia fatta di figurine da paravento e ombrellini di carta, almeno nell'immaginario degli inizi del nostro secolo. E' il Giappone scritto tra le note di Giacomo Puccini, che laggiù non ci andò mai ma ci racconta una storia indimenticabile, tenera e terribile, quella della piccola geisha Cio Cio San, alias Madama Butterfly. Ho paura a parlar di opera perchè non ne sono all'altezza ma è una storia che mi sta molto a cuore e la musica è tra le più belle mai scritte per il teatro lirico. Quel mascalzone di Puccini sapeva bene come toccare il suo pubblico e, come un meccanismo perfetto, la sua musica è una bomba ad orologeria in grado di colpire sistematicamente ancora oggi anche il sistema nervoso dell'ascoltatore più cinico. Io cinica non sono e ogni volta mi lascio squarciare e fare a pezzi da questa musica sublime, sia essa una prova al pianoforte, sia un cd o soprattutto la visone in teatro, come mi è accaduto ieri. E' pazzesco , la storia della tenue farfalla la sai a memoria, una sposa bambina venduta per 100 yen all'ufficiale americano Pinkerton che la usa come un giocattolino e deride lei e la sua cultura, aspettando il giorno in cui si sposerà con una VERA sposa americana! Eppure ogni volta speri che quello là non sia così stronzo...e invece no, la sposa e la seduce nonostante lei abbia solo quindici anni, le dice parole vuote mentre lei gli canta il suo amore sublime e poi va via, promettendo di tornare nella stagione in cui il pettirosso fa la nidiata...passan tre anni e Butterfly lo aspetta ancora, lottando per il suo amore contro tutti quelli che le dicono che lui non torna più. Ma lei attende e con lei il piccolo bimbo, nato dallo stupro e di cui Pinkerton ignora l'esistenza.
E poi lui torna...ma non da lei, torna con la moglie americana e non ha nemmeno le palle per farsi vedere e dirglielo di persona ma, saputo dell'esistenza di un figlio, se lo prende mentre a Cio Cio San non rimane che uccidersi.
Accidenti, Puccini le donne nell'opera -e forse un pò anche nella sua vita privata- le ha trattate proprio male in nome dell'amore, ma stavolta esagera ed esagera con la bellezza della musica con cui lo fa! La solita storia operistica -lei ama lui, lui ama lei- qui non c'è! E' amore a senso unico quello di Butterfly, dall'alto delle melodie da pelle d'oca in cui con tenerezza chiede a Pinkerton di volerle bene "un bene piccolino, un bene da bambino..." Pinkerton risponde solo con i sensi, con la voglia di possesso di quel grazioso giocattolino che si compra e nonostante gli ammonimenti dell'amico ("badate, ella ci crede") si compiace dei suoi istinti. L'amore di Butterfly è puro e sincero, è quello di una bambina cresciuta che fa di tutto per compiacere il suo sposo, un amore ostinato ai limiti della follia...ma possibile che non lo vuol capire con che razza di individuo ha a che fare? Eppure ogni volta il suo grido di dolore mi uccide, ammutolisce tutto il teatro e ci lascia sbigottiti per la sua eterna attualità. Specie quando vedi che tal musica sublime crea quel senso di contrasto stridente anche in una scena immaginata ai giorni nostri, in cui Butterfly diventata una delle tante bimbe oggetto del turismo sessuale canta "un bel di vedrem" in jeans e maglietta di Hello Kitty, immaginando il ritorno di Pinkerton rinchiusa in una casa vetrina tra i suoi giochi che si confondono con quelli del figlio.
Mi sta a cuore l'amore di Butterfly e quel dolore sulla scena un pò l'ho vissuto anche io. Qualche anno fa in un precedente allestimento più tradizionale al teatro Regio, figuravo come mimo-danzatrice in una sorta di personificazione dei suoi oggetti (il ventaglio, la pipa, lo specchio etc...). Alla fine ero io a offrirle il pugnale per suicidarsi...Dio che ansia! Ogni sera a parte tutte le lacrime già versate dietro le quinte insieme ad un folto gruppo di sarte, maestri, tecnici etc.. entravo in scena singhiozzando, per fortuna col viso coperto da un velo nero, percependo tutta la tensione del momento e della stessa interprete di Butterfly che rendeva quell'istante più vero che mai...Ma il teatro è una gabbia di matti dai nervi deboli o il luogo magico in cui l'Amore si esprime in tutte le sue mille sfaccettature attraverso l'arte più sublime che è la musica?
Non so ditemelo voi perchè io son di parte, ma prima di farlo chiudete gli occhi e ascoltate la voce di Butterfly che aspetta con il ritorno di Pinkerton il ritorno della Vita...
http://www.youtube.com/watch?v=KVRhuQWS4tc

lunedì 23 agosto 2010

Nuvole



Scalare in coppia è un pò come danzare un passo a due su un palcoscenico...verticale. Strano passo a due in cui si danza a turno, per lo più da soli ed incontrandosi solo per brevi istanti lungo la salita. Una danza più interiore forse in cui anche la musica è fatta di silenzio ed il contatto fisico è sublimato...rimangono la fiducia, il ritmo, l'equilibrio, la paura, l'emozione e la bellezza.
La Bellezza...già!...La roccia non riflette l' immagine...che meraviglia non dover fare i conti con la propria immagine per essere ciò che gli altri reputano bello! Quando scalo l’anima per breve tempo prende il volo e le emozioni diventano nuvole che fluttuano leggere nel silenzio freddo dell’aria. Le puoi respirare e sentire nel vapore secco che talvolta ti avvolge, ed il corpo (pesante) diventa un mezzo per arrivare all'anima (leggera).
Forse le nuvole si formano dalle emozioni di chi vuole arrivare a toccare il cielo? Il mondo di sotto sembra così lontano col suo chiasso! Eppure è sempre là, pronto a richiamarti con la sua pesantezza non appena arrivi in vetta. Ma allora le nuvole servono a trattenere lassù un pò dell'anima di chi le raggiunge?
Ogni volta provo a riportare a terra un po’ di quell'emozione ma non ci riesco! Ogni volta sento che la leggerezza mi abbandona attraverso il respiro e non posso trattenere il fiato! Ogni volta che tocco terra sorrido e, per un breve istante, sono bella anch'io!

venerdì 11 giugno 2010

coincidenze

Era il 2001, 4 luglio, atterrai in terra nipponica alle 12,00 ora locale dopo undici ore e mezza di volo, completamente insonni, passate col naso attaccato all'oblò nonostante le hostess venissero a chiudere sistematicamente la tendina per creare la notte...Sotto i miei occhi i grandi fiumi della Russia, il deserto dei Gobi, la Grande Muraglia e Pechino...e poi iniziò un'avventura fantastica, tra Kyoto, Otsu e Tokyo, tra lezioni di danza, prove, spettacoli e quel girovagare sola tra la folla che ogni giorno dà vita alla città e che tanto mi piaceva.
Mentre l'aereo decollava ricordo il nodo in gola che sento ogni volta che riparto da un luogo così remoto, il pensiero che la vita è troppo breve per poter tornare due volte nello stesso posto mentre ce ne sono troppi altri da vedere. Di ritorno a Torino di corsa al concerto degli U2 con un posto in primissima fila ad un passo da Bono...
2008, 3 luglio, rieccomi a bordo di un boeing Jal che atterro a Tokyo per la seconda volta e la nascita di questo blog che racconta quanto la mia esperienza nipponica sia stata nuovamente fantastica, anche se vissuta con uno stato d'animo diverso, più da turista questa volta e la sicurezza che ci sarebbe stata una terza volta in Giappone pronta nel mio futuro...
2010, luglio, l'occasione che non ci sarà...Perchè avrei dovuto esser là di nuovo? Perchè credo nelle coincidenze e questa volta ce n'erano troppe per non avverarsi, la Traviata, un lavoro, Gus che ci lavora anche lui...persino il concerto degli U2 al ritorno...e invece rimarrò a casa! Uff...

domenica 31 gennaio 2010

Il paradiso degli alpinisti


Cosa ci fanno due uomini e una donna sospesi su un baratro di ghiaccio assicurati precariamente ad un chiodo conficcato nella roccia alle due di un gelido quanto assolato pomeriggio di gennaio? Come sono arrivati fin là? E soprattutto perchè? Per avere una visuale privilegiata sul mondo forse? Ma da quell'angolo la vista è limitata all' incantevole valle sottostante, dove la vita è congelata in attesa della rinascita primaverile ed il silenzio è l'unica percezione possibile. E' un desiderio diverso quanto soggettivo, distaccarsi, sollevarsi dal mondo e dalla vita quotidiana, innalzarsi sopra le nuvole per un breve istante di felicità incomprensibile...la contemplazione disinteressata della bellezza...un assaggio di paradiso. Ma noi oggi siamo appesi su una cascata di ghiaccio chiamata Acheronte, il fiume infernale, ci sono 10 gradi sotto zero, mi sta venendo la bollita alle mani, ho sete, mi manca il fiato e di paradisiaco in tutto ciò non c'è proprio nulla! Ci siamo arrampicati per ore spicozzando su fragili strutture cristalline, castelli d'acqua imprigionata dal gelo nell'istante prima di cadere a valle, un incantesimo che si scioglierà solo col bacio della primavera...
Gli alpinisti non vogliono andare in paradiso, l'inferno è più attraente ed è fatto di altissime pareti di roccia e di colonne di ghiaccio dove migliaia di cordate salgono freneticamente come formichine. Nel girone degli alpinisti per contrappasso si arrampica eternamente su una parete di cui non si vede mai la cima...ma ad alcuni è destinata una pena peggiore: una montagna bellissima si vede in lontananza, ci sono ghiacciai incontaminati e pareti ancora tutte da scalare, si raggiunge salendo per prati e valloni e poi in neve fresca per ripidi pendii e facili roccette, ma l'avvicinamento durerà per sempre...

venerdì 22 gennaio 2010

Un invito speciale

La zia ci aspetta per le sedici e trenta quindi dato un ultimo sguardo oltre l'orizzonte di Sandan-Heki prendiamo l'auto e torniamo verso Shirahama. La giornata è caldissima e molto umida.
La piccola villetta è di fronte alla spiaggia ed è disposta su un solo piano. Ci apre la porta una signora sorridente, alta e sottile, con i capelli nerissimi raccolti e leggermente ondulati, s'inchina mille volte e ci invita ad entrare. Ci togliamo le scarpe e attraversiamo due stanzette con le porte scorrevoli in tipico stile giapponese, senza arredi, il bagno e la cucina invece sono all'occidentale, un connubio di praticità e tradizione!
La zia è emozionatissima, non parla inglese e ci pensa Mikako a fare da interprete. Si sente onorata di preparare il té per noi e ci spiega minuziosamente ciò che dobbiamo fare. Gli ospiti devono entrare nella casa da tè attraversando un piccolo giardinetto di bambù collegato al resto dell'edificio da un corridoio. Uno alla volta usando degli infradito preparati per noi si attraversa il giardino, ci si lava il viso e le mani nella piccola fontana e si entra nella casetta da una porticina bassa che costringe l'ospite a chinarsi in segno di rispetto. La casetta è in realtà una stanzettina di pochi metri quadri con una finestra circolare che filtra la luce ed il soffitto bassissimo. Sulla parete il Kakemono (un pannello dipinto appeso che si cambia a seconda della stagione) e accanto l' Ikebana (composizione floreale), al centro il braciere per scaldare l'acqua e tutti gli strumenti per la cerimonia.
Ci disponiamo in cerchio, inginocchiati e la zia comincia. Di colpo l'atmosfera si fa rituale, cala il silenzio e tutti osserviamo la donna inginocchiata al centro che, con un'espressione serissima e concentrata, una volta scaldata l'acqua la stempera versandola in un'altra ciotola con ampi gesti e poi ancora in un'altra affinchè non sia troppo bollente. Poi da una piccola scatoletta laccata tira fuori un sacchettino di stoffa, lo apre e con un piccolo mestolino di legno prende il tè verde polverizzato apposta per questo rito. Sempre con dei gesti ampi lo mette in una ciotola, vi versa dell'acqua e con una specie di frullino di bambù lo mescola a lungo per poi versarlo in una ciotola più grande. Il risultato è un liquido verde molto denso e non la tazza di tè che tutti ci aspettavamo! Ognuno di noi a turno deve berne un piccolo sorso dalla ciotola, pulendone il bordo con un piccolo fazzolettino e facendola poi ruotare tra la mano sinistra e il pollice della mano destra per tre volte in senso antiorario. Il sapore è quello tipico del tè verde ma la consistenza densa gli dona un gusto molto amaro. Ci vengono quindi offerti da una scatola laccata dei bellissimi dolcini di gelatina colorata per contrasto molto zuccherati.
La cerimonia del tè ha origini cinesi e veniva fatta a scopo religioso dai monaci buddhisti (così credo di aver capito) è una cosa molto complessa che solo le geishe e le donne di una certa età ormai sanno compiere a dovere. Solitamente in una casa giapponese c'è sempre la casa da tè e molte donne compiono quotidianamente e per loro stesse questo rito affascinante.
Purtroppo la mia macchina fotografica quel pomeriggio aveva le pile scariche e l'unico ricordo visivo rimane la finestra circolare sul giardino di bambù, indelebile invece la sensazione amarognola del tè...
Nonostante l'ostacolo linguistico riusciamo a conversare con la signora che ci invita a tornare a cena un'altra sera. Suo marito, un professore in pensione, ha l'hobby della pesca e possiede una piccola barchetta a motore con la quale la sera esce in mare con gli amici. Veniamo invitati per una battuta di pesca notturna per la sera successiva...come rifiutare?
Salutiamo cortesemente e ritorniamo all'auto pregustando già l'idea di assaporare il sashimi più fresco che si possa immaginare...