Questo blog nato da poco vuole raccontare le impressioni  e le esperienze di un viaggio in Giappone, paese che adoro e nel quale non speravo di poter ritornare per ben due volte! Con occhi occidentali ho cercato di carpire un pò dello spirito orientale, imparando molte cose. So che molti di voi sono più preparati di me sulla cultura, sul cibo e sul modo di vivere nipponico! I commenti e le precisazioni in merito saranno ben accolte, il blog è ancora in aggiornamento nelle sue sezioni e nelle immagini.
Grazie a tutti coloro che avranno voglia di leggermi!

lunedì 1 dicembre 2008

Ci sono ancora!


Lunghissima pausa lo so, ma la mia vita in quest'ultimo periodo ha subito qualche scossone...una specie di risveglio brusco da un torpore durato troppo tempo, che ha causato crolli, frastuono e incertezza. In mezzo alle macerie e agli oggetti caduti cerco i cocci da rimettere insieme e spero di trovare qualcosa di intero.
Presto tornerò a parlarvi di Tsukiji e degli okonomiaki, spero si scriva così...
Intanto attendo, come una bimba imbronciata, un raggio di sole che mi scaldi il viso...

martedì 30 settembre 2008

Sandan-heki, uno sguardo all'infinito



Chi non vorrebbe sentirsi almeno un pò speciale nella propria vita? C'è chi ha la fortuna di esserlo davvero e avendone consapevolezza si affaccia alla quotidianità con uno spirito positivo volto a mantenere questo status in ogni momento, quasi una responsabilità  verso gli altri. C'è chi non è per niente speciale ma non lo sa e forse la sua vita  scorre tranquilla, mediocre ma non per questo meno lieta. C'è poi una terza categoria di persone, quelle che si sono sentite a lungo uniche per un loro dono innato o perchè la loro vita ha fatto in modo che questa forza si radicasse nelle proprie convinzioni e poi...a un certo punto prevale un'altra consapevolezza, aprire gli occhi rendendosi conto di non avere più nulla di speciale nel proprio intimo e tantomeno agli occhi degli altri o della persona che si ama...la consapevolezza di essere come tanti altri se non addirittura peggio. Forse sono persone di questo tipo che in preda alla disperazione data da un'improvvisa quanto violenta presa di coscienza della realtà, decidono di saltare giù dalla scogliera di Sandan-heki, la Scogliera dei tre gradini, uno splendido punto di vista verso l'oceano infinito, l'ultimo gesto per il quale essere ricordati. Il cartello sulla scogliera è volto a scoraggiare gli eventuali suicidi in questo luogo altrimenti straordinariamente poetico.
Proseguendo oltre il promontorio di Sakino-yu onsen, in una trentina di minuti si arriva a questa meraviglia naturale. Ci sono due punti panoramici, una balconata con tanto di balaustra di sicurezza da cui osservare la grotta sottostante e le possenti onde del Pacifico che vi penetrano (n.b. ci si può scendere anche con un'ascensore, ma sembra la grotta dei pirati di Gardaland !) e, attraversando un bellissimo giardino, si può arrivare al salto di cinquanta metri, per assurdo non protetto da ringhiere, che lascia l'orizzonte libero attraendo pericolosamente molte persone.
Anche io mi lascio prendere dal fascino di questo luogo, mi tolgo le scarpe perchè le rocce sono scivolose, guardando di sotto il senso di vertigine è molto forte, mi siedo su un masso sicuro e me ne sto là a pensare, a godere della bellezza, contemplando un orizzonte vasto e tutto uguale. Si dice che il vuoto attragga, forse è un desiderio di diventare parte del Tutto, più prosaicamente  la disperazione e il male di vivere che annientano i più deboli.
C'è un pò di vento qui sopra ma non riesco ad andarmene, si sta così bene a contemplare il Niente! Ai miei piedi scorgo degli ancoraggi per le corde, sì perchè Sandan-heki si può scalare e la cosa deve essere alquanto suggestiva.
La prossima volta che tornerò in Giappone voglio venire qui e scalare la scogliera, ho iniziato un corso di arrampicata, se va bene potrò essere in grado di farlo, sarà il mio modo per essere di nuovo speciale.

lunedì 29 settembre 2008

Sakino-yu e altri onsen



22/07/08
Il Nihon Shoki, uno dei primi testi letterari giapponesi cita alcuni onsen ancora oggi presenti a Shirahama. Il più suggestivo è sicuramente Sakino-yu un onsen all'aperto costruito su un promontorio e lambito dalle acque del Pacifico.
Seguendo i consigli della mia Lonely Planet ci vado di mattina per evitare l'affollamento. In realtà oggi non c'è nessuno nemmeno in spiaggia, è martedì e molti giapponesi lavorano ancora. Finalmente la distesa di sabbia bianca si mostra nella sua bellezza a contrasto con l'azzurro cristallino di un mare calmissimo. Piazzato l'ombrellone in prima fila per non perdere la priorità acquisita mi incammino per Sakino-yu.
L'onsen si trova a un paio di kilometri dalla spiaggia e la passeggiata sul lungomare è piacevole. Sulla strada ci sono altre sorgenti termali come Shirara-yu, proprio alla fine della baia e Murono-yu, lungo la strada, che offre un pediluvio caldo tra roccette e piante riposando su panche di legno all'ombra di un gazebo.
All' ingresso dell'onsen c'è una macchinetta dove fare il biglietto (300 yen) poi uomini e donne entrano in settori separati. Gli armadietti si trovano oltre una tenda e una tettoia di bambù protegge questa zona.
Ci sono quattro vasche, la prima è di forma quadrata, all'ombra forse perchè la sua acqua è ustionante. Lungo una scalinata di pietra bianchissima si trovano le altre tre piscine naturali di acqua sulfurea, man mano che ci si avvicina al mare sono un pò meno calde, l'ultima è quasi tiepida visto che con la marea l'acqua dell'oceano scavalca la barriera corallina e la ricopre...
Che dire, la sensazione di libertà è estrema, starmene sdraiata nell'acqua calda, nuda con davanti agli occhi solo il mare è davvero impagabile anche se il sole picchia forte.
L'incanto dura poco, arriva un gruppo di ragazzine chiassose che cercano di spiare i loro fidanzati nel settore maschile. Adesso fa davvero troppo caldo, vorrei fare un tuffo in mare ma non ho le scarpette per attraversare la barriera corallina, decido di tornare in spiaggia, mi rinfrescherò laggiù .

mercoledì 24 settembre 2008

Istantanee da Shirara-hama beach !





"Shirahama, sulla costa sud occidentale del Kii-hanto, è la località balneare-termale più importante del Kansai, con tutte le caratteristiche di un'ambita meta turistica giapponese: grandi alberghi, acquari, parchi divertimenti etc. Tuttavia dato che i giapponesi amano comportarsi secondo le regole (e in questo caso esse prevedono che l'unico periodo per fare il bagno nell'oceano va da fine luglio a fine agosto) fuori stagione la località è pressoché deserta. 
Shirara-hama la spiaggia principale è famosa per la sua sabbia bianca che a qualcuno potrebbe ricordare le spiagge australiane: in effetti la città ha dovuto importare sabbia proprio dall'Australia dopo che quella originaria era stata portata via dall'acqua dell'oceano." ( Lonely planet)


21/07/08
Oggi è lunedi ma quando arriviamo in spiaggia verso le undici sembra di essere a Baia Domizia il giorno di ferragosto. C'è un affollamento incredibile, la musica dagli altoparlanti a manetta si mescola con quella di ogni singolo stereo portato in spiaggia e il mare non si vede perchè coperto, non dagli ombrelloni ma dalle tende da campeggio e dai gazebo montati ovunque. Oggi ho capito quanto sud Italia e Giappone siano vicini in certe usanze. Da donna di origine molto meridionale ho trovato nella gente di qui un'ospitalità simile solo a quella che trovi al Sud. Forse perché il nostro amico è nato nel Giappone meridionale ma il suo pensiero fisso è cosa farci mangiare a cena mentre siamo a pranzo, ci tiene agli inviti a casa e a farci fare il giro dai parenti e poi, oggi la conferma al mare...sotto i gazebo con 40° all'ombra e 89% di umidità, tavolate pasteggiano vocianti al suono di enormi stereo borchiati...i più tecno hanno l'Ipod con le casse, ogni famiglia ha un grosso bidone della spazzatura con le rotelle, pieno di ghiaccio e bibite.
La nostra disperazione è estrema, come fare a trovare un posto dove sistemare il nostro ombrellino? Anche il mare è affollatissimo e pieno di punti neri, sembrano enormi scarafaggi...ma sono scarafaggi ! Sì perchè tutti i bambini hanno questo bellissimo salvagente a forma di cervo volante che si vede nella foto! E poi scopro che quasi tutti i giapponesi non sanno nuotare, anche i nostri amici, quindi rimangono assembrati a riva nei pochi metri dalla spiaggia in cui si tocca. Arrivano bardati con mute da sub o vestiti di tutto punto e fanno il bagno così, rimanendo poi vestiti anche in spiaggia, specie le donne, per non scottarsi. All'opposto le ragazzette biunde non rinunciano alle zeppe e ai mascheroni di trucco nemmeno in bikini. Il più bello? Il bay watcher, se ne sta sulla sua torretta con una muta di lycra a righe gialle e rosse, con cuffia intonata già posizionata sulla testa  e occhiale nero da cattivo...purtroppo non sono riuscita a fotografarlo!
Altra stranezza: i negozi non vendono teli di spugna da stendere sulla sabbia ma teli di plastica, molto più pratici perchè si scuotono meglio, non si bagnano e la sabbia non finisce in macchina! E poi i posteggi! Ovviamente anche qui ci sono i posteggiatori che offrono prezzi più o meno convenienti a seconda della distanza dal mare. Mediamente per meno di dieci euro posteggi tutto il giorno, ma qui l'omino fa la guardia. Inoltre nel parcheggio ci sono spogliatoi e docce dove togliersi per bene la sabbia di dosso e mettersi abiti asciutti per non bagnare i sedili della macchina! Se siete cialtroni come me ed uscite al mattino solo in costume e pareo, al ritorno dal mare verrete invitati dal proprietario dell'auto a mettervi sotto il sedere il famoso telo di plastica, ovviamente avendolo prima scosso per bene! Aiutoooooooooo!


Arrivo a Shirahama



20/07/08

Solita stazione di Shinagawa, solito caffè italiano, solite code ma stamattina con le valigie! Si va a Narita, aeroporto cittadino raggiungibile con la Tokyo Monorail in soli venti minuti da qui. Abbiamo appuntamento con Mikako e le sue bambine che verranno al mare con noi, il volo per Shirahama è alle 13,00 quindi avremo anche il tempo per pranzare prima dell'imbarco. L'aeroporto è molto grande e caotico, per molti cominciano le vacanze e pare che la nostra destinazione sia una delle località balneari più ambite dalle famiglie giapponesi. 
Effettuato il check in acquistiamo un bento da consumare, come fanno tutti, scomodamente seduti nella sala d'aspetto. I bento sono dei favolosi pasti pronti, confezionati in scatole di plastica o legno, dove il piacere dato dall'accostamento di sapori diversi è uguagliato dall'armonia con cui i cibi vengono accostati, belli da vedere insomma oltre che buoni da mangiare! La scelta è difficile perchè i tipi di bento sono tantissimi, vegetariani, con carne, con pesce, di sushi, con riso...alla fine ne scelgo uno che ha dentro un pò di tutto, attratta più dai colori che dal contenuto. La scatoletta viene scaldata al microonde e restituita con bacchette, tovagliolini e salsine per condire, inutile dire che il pasto pronto costa pochissimo.
Finalmente la chiamata del volo, si parte! Il decollo da Narita è divertente perchè la pista davanti al mare costringe i piloti a "impennare" parecchio e la sensazione di stomaco nelle orecchie è piuttosto forte! Siamo già in quota e da qui per la prima volta vedo nella sua forma conica perfetta l'agognata Fuji-san, già, perchè da terra non si vede mai per via dello smog.
Tra uno snack e un caffè servito dalle sorridenti e impeccabili hostess della JAL, l'oretta di volo passa veloce ed ecco sotto di noi, tra masse rocciose enormi, una strisciolina d'asfalto che finisce a picco sul mare... la pista dell'aeroporto di Shirahama. Ma riuscirà a beccarla e a fermarsi prima di finire in mare? Gu è terrorizzato, in effetti la manovra di avvicinamento è lunga e piena di virate sulla scogliera per mettersi in linea con la pista...si avvicina...piano...toccato terra!...Frena? Frena! Frenaaaaaaa.............Eccoci al mare sani e salvi!
Usciti dall'aeroporto più piccolo che abbia mai visto mi accorgo che fa molto caldo ma qui il cielo è azzurro, il sole splende e l'oceano Pacifico è là davanti immenso e blu.
Arriviamo alla pensione che i nostri amici hanno prenotato per noi, è una specie di ryokan, l'albergo tipico giapponese in cui ci sono anche dei mini appartamenti di proprietà. La stanza è bella e grande, ovviamente c'è il tatami e si entra scalzi, al di là della parete scorrevole un'altra stanza con divano, tavolino, frigo, l'immancabile bollitore per il tè e un piccolo giardino. Il futon è piegato in un angolo con le coperte e i cuscini, così che di giorno il tatami può essere utilizzato per guardare la tivù o chiacchierare seduti su ampi cuscini. Ovviamente c'è anche un piccolo bagno ma senza doccia poichè quella si trova nel sento, il bagno comune. Shirahama è una località termale rinomata da secoli e in ogni albergo o casa c'è un onsen. Presa confidenza con la stanza e montato il futon in tutti i suoi strati vado subito a provare il bagno di acqua termale bollente. Anche qui una lunga fila di docce basse e poi la vasca, non molto grande, decorata da pietre da cui sgorga l'acqua ferruginosa e caldissima.
E' già ora di cena e i nostri amici giapu che qui sono di casa ci portano a mangiare in uno shokudo, ristorante tipo self service i cui piatti, giapponesi ma anche occidentali, sono esposti in vetrina in fedeli riproduzioni di plastica. Un pasto costa circa mille yen (sei euro e cinquanta), l'acqua, il tè verde e il brodo si prendono liberamente dai distributori. Tutto molto buono e cucinato sul momento.
Prima di dormire altra puntatina all'onsen e poi a nanna nel letto più basso che abbia mai provato.


martedì 23 settembre 2008

Teatri a prova di bambino


Ieri pomeriggio sono stata ad un concerto di MiTo, il festival musicale settembrino che coinvolge Torino e Milano e che come di consuetudine offre ai propri spettatori molti concerti ad ingresso libero. Proprio perchè non c'è un costoso biglietto da pagare a questi concerti partecipa un pubblico molto eterogeneo, dallo studente del conservatorio, all'appassionato, al curioso che prova a passare un pomeriggio diverso.
Dietro di me una coppia di nonni con nipotino di quattro o cinque anni al seguito. Il bimbo è molto tranquillo ma tra me penso che far sentire ad un piccolo di quell'età una sonata per violino e pianoforte di Debussy, seguita da una di Ravel e poi da una di Enescu non sia proprio il modo migliore di iniziarlo alla musica classica. Durante il concerto il piccoletto diventa via via più scalpitante, inizia a scalciare dietro la mia schiena, a camminare tra le poltrone per terminare con un sonoro "nonna mi fa schifo!". La nonna non demorde e a questo punto tira fuori dalla borsa caramelle e giochini facendo un casino tremendo proprio mentre i musicisti suonano in pianissimo. Dopo quasi due ore di supplizio per la mia schiena e per il pargoletto, il concerto termina e l'allegra famigliola se ne torna a casa.
Il Giappone che in quanto a senso civico e buone maniere ci regala solo buoni esempi ha trovato da tempo una soluzione per i bambini a teatro. Se la mamma melomane o il papà abbonato alla Tokyo Symphony non vogliono perdersi La traviata e la Quinta di Mahler ma sfortunatamente quella sera la baby sitter è impegnata, possono portare tranquillamente il loro bimbo a teatro. Una parte della galleria di ogni sala è chiusa da una vetrata insonorizzata ma è dotata di altoparlanti, poltrone, fasciatoio, giocattoli e di un'ottima visibilità sul palcoscenico! Già, così il bimbo non deve subire il supplizio di una cosa che non può ancora capire ed il genitore non deve rinunciare ad una bella serata in musica.
Architetti italiani quando costruite le vostre mega sale da concerto non pensate solo all'acustica ma ispiratevi di più al buon senso dei vostri colleghi nipponici! Il pubblico vi ringrazierà a lungo!


domenica 21 settembre 2008

Ueno e Asakusa tra bancarelle ed oracoli



19/07/08
Il tempo stringe e le cose che vorrei fare sono troppe, la partenza per Shirahama si avvicina e di ritorno a Tokyo ci sarà giusto il tempo per chiudere le valigie e andare a Tsukiji al mattino presto.
Direzione Ueno dove sorge Ameyoko Arcade, affascinante mercato tra i più antichi di Tokyo. Le bancarelle si snodano sotto i binari della ferrovia, da una parte abbigliamento e scarpe, dall'altro lato alimentari di vario genere, dal pesce secco alle spezie importate, frutta e verdura, il tutto accompagnato dal solito richiamo a gran voce dei commercianti. Facciamo una sosta lampo in un ristorante sotto la ferrovia e poi riprendiamo il tour, tra filetti di pesce, bottarga di tonno, scarpe orrende e dischi vintage di artiste nipponiche cotonate.
Rapido giro per Ueno-koen, il parco di Ueno, un piacevole luogo dove i giapponesi trascorrono i momenti liberi, ricco di musei, templi e laghetti dove si possono noleggiare delle piccole barche. 
In questo tranquillo parco vivono centinaia di senzatetto e lo fanno silenziosamente, quasi invisibili se non fosse per le loro piccole tende blu, cercando di conservare una certa dignità. Le tende sono ordinate ed in fila, all'esterno di ognuna è possibile vedere i bidoni per la raccolta differenziata e la biancheria stesa...si tratta per lo più di uomini che hanno perso il lavoro e non sono riusciti a reintegrarsi nella vita comune. I senzatetto non vivono solo qui, questa volta ne ho visti molti di più anche dormire per strada, sotto i ponti a Shinjuku, avvolti nei loro cartoni. Non ho capito bene se è il comune a passargli la tenda e a regolamentare la loro permanenza a Ueno , in ogni caso questa cosa mi ha colpito molto.
Di nuovo in metro ci dirigiamo ad Asakusa, destinazione Kappabashi-dori, la via dei casalinghi.
Nonostante Asakusa sia un quartiere molto turistico per via del tempio di Senso-ji conserva uno spirito molto tradizionale che si percepisce nelle viuzze più che nell'affollatissima Kaminarimon-dori.
Dopo un breve tratto a piedi io e Gu - finalmente soli - arriviamo alla via dei casalinghi. Qui riconosco il piccolo ristorante di ramen dove ero stata da sola e che mi aveva colpito per via del rutto libero praticato dagli avventori...Peccato aver già pranzato!
Torno nel negozio della vecchietta lì di fianco e ritrovo le stesse ciotole di sette anni prima...ci addentriamo in altre botteghe, tra coltelli di ceramica e teiere, i prezzi qui sono molto bassi perchè sono i negozi dove comprano gli abitanti del quartiere.
Entriamo in una bottega piccolissima e senza ventilatore dove un uomo molto anziano sta seduto sulle scale e saluta con un cenno della testa. Ci sono ciotole e piatti rettangolari colorati bellissimi, ne scelgo con cura un paio per ogni tipo e forma, sono coperti di polvere e costano non più di un euro e cinquanta l'uno. Dopo averli scelti li appoggio su un banchetto libero, il vecchio signore tira fuori un bellissimo pallottoliere di legno, fa i conti, scrive in giapponese e poi mi mostra il totale: duemilaottocento yen, davvero pochissimo visto che esco con due borse pesantissime cariche di ceramiche! Il sole picchia forte e stranamente non c'è nemmeno un distributore di bibite nei paraggi. Ci addentriamo in una via che arriva perpendicolare al tempio. Qui c'è un mercatino pseudoartigianale  e in mezzo ai vari banchi ne troviamo uno che vende valigie! Già, per tornare in Italia serve una valigia in più, gli acquisti cominciano ad esser troppi! Ecco un fantastico trolley che può passare come bagaglio a mano e contenere quasi tutto quello che abbiamo comprato, esclusa la tenda  a rullo in carta di riso, l'ombrello e alcune cose voluminose...Infilati prontamente i sacchi di piatti e ciotoline in valigia ci dirigiamo a Senso-ji, che purtroppo ha già chiuso. Come di rito ci bagniamo col fumo dell'incensiere che pare essere curativo e per cento yen decido di consultare l'oracolo fuori dal tempio. Funziona così, metti la monetina, scuoti una scatola di legno che ha un piccolo buco dal quale fuoriesce un bastoncino. Su di esso vi è un numero, si apre il cassettino corrispondente e si prende il responso cartaceo. Se è positivo lo porti via con te, se è negativo lo si lega su un apposito raccoglitore che neutralizzerà la sfortuna. Prendo il mio, è uscito il numero 99 ma è scritto in giapu  e non capisco nulla. Dopo vari tentativi per fermare qualcuno che mi aiuti senza farmi capire, finalmente trovo una ragazza che parla inglese e mi decifra il bigliettino magico. Wow! Mi dice che è il meglio che potesse uscire, la migliore fortuna, in amore, per la salute, per il lavoro, per la vita! Speriamo sia vero, sicuro che me lo porto a casa il bigliettino! Poi per caso guardo il retro... il responso dell'oracolo era tradotto in inglese!

sabato 20 settembre 2008

Poltrone da sogno

19/07/08
Stamattina siamo ad Akihabara nota anche come Electric Town, quartiere un tempo rinomato per acquistare computer, macchine fotografiche e televisori a prezzi super competitivi. Con l'avvento delle grandi catene di elettronica, la concorrenza si è fatta molto forte tanto che oggi Akiba si orienta sul mercato dei videogiochi e dei manga. Gli affari comunque si trovano ancora specie su macchine fotografiche e pc ma anche se non comprate nulla è bello farsi prendere dalla frenesia di questo luogo, tra manga, schede madri e le urla cantilenanti dei venditori. Stamattina la nostra presenza qui ha uno scopo ben preciso. Avete presente le televendite nostrane di quelle poltrone rilassanti e costose che vibrano e hanno un rullo che si muove nello schienale? Bene, dimenticatele perchè cercherò di raccontarvi delle VERE poltrone massaggianti, veri e propri robots in grado di sostituire degnamente l'omino dei massaggi che vorrei portarmi a casa! Nella mia precedente visita a Tokyo le avevo scoperte per caso nella spa dell' hotel in cui stavo, ma in sette anni si sono evolute alla grande e ora quei modelli di vecchia generazione iniziano ad apparire in Europa, spesso via internet, a prezzi comunque proibitivi. Appena ti siedi su una di queste poltrone e parte un programma di massaggio che puoi impostare dal suo telecomando, scatta l'irrefrenabile desiderio di possesso. "La voglio ad ogni costo!" è la frase che automaticamente uscirà dalla vostra bocca e la faccia beata di tutti quelli che al quinto piano dei magazzini di elettronica provano queste meraviglie non lasciano dubbi sull'unanimità dei pareri. In realtà è da quando siamo stati ad Osaka che ogni giorno si fa una puntatina in un Bic Camera o in uno Yodobashi per fare il quarto d'ora di relax gratis, provando i diversi modelli e i tipi di massaggio, confrontando prezzi e offerte. Anche Gu che da sette anni sente sempre il solito racconto sulle poltrone prodigiose ora capisce di cosa parlavo e ha già deciso che una poltrona verrà in Italia con noi. Le più economiche costano tra i settecento e i mille euro e sono già fantastiche, hanno un sacco di programmi di massaggio diverso, dal collo ai polpacci e non sono neanche troppo ingombranti. Ma ovviamente l'oggetto del desiderio è lei, si chiama Sogno ed è appena uscita! Costa quasi tremila euro, negli States più del doppio ed è bellissima! E' totalmente computerizzata, una sorta di conchiglia che vi avvolge e si adatta alle dimensioni del vostro corpo, vi avvolge anche le braccia, le mani e i piedi. Ha decine di programmi diversi personalizzabili, vi prende i fianchi facendoli oscillare dolcemente mentre dei rulli che sembrano mani vi sciolgono qualunque contrattura dei glutei e delle gambe, delle spalle, delle tempie...poi si allunga, vi stringe un pò il collo e le gambe e vi stende la colonna vertebrale...si è lei , quella di pelle rossa, facciamo un mutuo, rapiniamo una banca ma deve venire a casa con noi! E' qui iniziano i problemi: 1) il voltaggio italiano è diverso, no problem esistono dei trasformatori in vendita due piani sotto e così funziona anche col 220v. 2) Se si rompe vale la garanzia? Qualche addetto alle vendite dice no, altri dicono che la poltrona è garantita dieci anni e non se ne è mai rotta una prima di quel tempo...3) il vero problema: è severamente vietata l'esportazione di questi articoli fuori dal Giappone. Ma il modo c'è, ci dice la commessa, lo fanno tutti gli stranieri, specie russi e americani. Si compra la poltrona e la si fa recapitare ad un indirizzo giapponese, poi come articolo usato il vostro amico ve la spedirà, bisogna solo organizzare il trasporto via nave. Perfetto! L' amico giapponese ce l'abbiamo e anche lui che abita in Europa ci sta facendo un pensierino, ci informiamo e con circa cinquecento euro una ditta italiana ci organizza la spedizione...ma se poi si rompe durante il trasporto? E se alla dogana ti fanno pagare delle tasse altissime? e...e...e...Insomma troppo complicato e il Sogno rimane là, al quinto piano di Yodobashi, mentre mi porto via solo un bellissimo catalogo patinato da sfogliare sospirando e sorseggiando té verde. 

giovedì 18 settembre 2008

Cosplay-zoku ovvero le ragazze di Harajuku



Harajuku è un quartiere modaiolo, caratterizzato dalla cultura consumistica pop. Takeshita-dori è la variopinta via principale dove attraverso le ampie vetrine è possibile vedere i parrucchieri più rinomati realizzare improbabili e bizzarre acconciature. Ad Harajuku si trova Meiji-Jingu-gyoen nel complesso dell'omonimo santuario scintoista uno dei più belli di Tokyo. Nei week end vi si svolgono le tradizionali cerimonie nuziali dove gli sposi e gli invitati indossano dei bellissimi kimono. Il parco alberato una volta era un giardino imperiale, il lago con le ninfee e la splendida fioritura color porpora dei giaggioli rendono quest'oasi metropolitana un vero paradiso.
Meiji-jingu è collegato ad Omote-sando, la via dei negozi griffati, attraverso Jingu-bashi, il ponte/ punto di ritrovo delle cosplay-zoku, il fenomeno popolare più celebre di Harajuku. Si tratta di un evento collettivo e spontaneo che coinvolge ragazze adolescenti non socialmente integrate che manifestano il loro sentirsi diverse attraverso l'adesione a subculture caratterizzate da un abbigliamento molto creativo. Si può essere fan dei visual-kei, band musicali dal look appariscente, oppure degli anime, i cartoni animati. In questo caso le supereroine da imitare sono infermiere con gli occhi iniettati di sangue (e ci sono negozi che vendono apposite lenti a contatto!) oppure vamp in nero con crinoline vittoriane e riccioli biondi (le Goth-loli) ma si può essere  geishe postmoderne indossando kimono rivisitati con zeppe altissime.
Alcune sono delle vere e proprie celebrità urbane, ogni week end è possibile vederle e fotografarle. A Jingu-bashi i turisti accorrono numerosi e loro stanno lì a farsi immortalare, un pò imbronciate, forse da copione, ma orgogliose della loro diversità.

domenica 14 settembre 2008

Il negozio di Kimono usati


18/07/08
Poiché nel mio blog è proibito parlare di balletto, l'ho deciso adesso, non vi racconterò nulla a proposito della splendida giornata che ho trascorso ieri, seguendo a Kamakura una delle compagnie di danza più famose del mondo nella quale un mio caro amico danza da solista.
Stamattina si va a caccia di kimono usati, un vero affare per noi donne occidentali visto che con poche decine di euro puoi comprare qualcosa che ne vale migliaia! Pare infatti che le donne giapponesi si facciano fare kimono in seta su misura per le grandi occasioni per poi darli via dopo un pò di tempo. Un kimono usato per loro non ha nessun valore o forse solo chi non può permetterselo nuovo va in questi negozi ad acquistarne uno di seconda mano.
Ci sono parecchi di questi luoghi in giro per la città ma io ho l'indirizzo del più interessante al quale ero giunta sette anni fa dopo un accurato tour.
La moglie dell'amico giapu che è di una città vicino Tokyo si offre di accompagnarmi. Sarà una giornata al femminile, dedita allo shopping e alla visita di musei. Alla fine si aggregano anche gli uomini (questa storia dei kimono interessa anche loro!) ma già a Shinagawa la nostra guida ha problemi a capire a quale fermata della metro dobbiamo scendere. Io me lo ricordo ma la cortesia mi impone di far fare a lei. La sensazione? Come se uno di voi dicesse ad uno straniero "ti accompagno in giro per Roma!" ma abitate a Udine e siete stati a Roma due volte in gita con la scuola, tanto tempo fa...
Appurato che dobbiamo scendere a Uguisudani finalmente saliamo sul treno. Io ho il biglietto da visita con l'indirizzo, usciti dalla metro prendiamo un lungo viale ed arriviamo ad un isolato che dovrebbe essere quello del negozio. La nostra amica si ferma osserva il biglietto da visita come un oracolo, mi guarda e mi chiede se era qui. A me non sembra il posto giusto e lei decide di entrare in un negozio di scarpe a chiedere. Esce molto mortificata dicendo che il negozio non c'è più da tanti anni...ma come da tanti anni, forse ha chiuso dopo che un gruppo di italiane lo svaligiò nel 2001!
Delusissimi e un pò disperati su come trascorrere il resto della mattinata ci avviamo di nuovo verso la stazione quando ecco l'omino del negozio di scarpe che esce dalla sua bottega e ci corre dietro: parla fitto fitto con la nostra interprete che annuisce almeno venti volte, poi si inchina altre venti e ci dice che l'omino le ha detto che sì il negozio ha chiuso tanto tempo fa ma ha riaperto...un isolato più avanti...esattamente dov'era nel 2001. Senza farci troppe domande riprendiamo la strada giusta e arriviamo finalmente al luogo che riconosco, subito dopo la casa col tetto verde acqua.
Lasciate le scarpe all'ingresso entriamo nel piccolo locale stretto e lungo, a destra e a sinistra alti scaffali dove i kimono sono ordinati per prezzo e per colore. Al centro un lungo tavolo di legno sul quale la commessa riordina tutto quello che in pochi secondi tiriamo fuori. Qui ci sono i kimono fino a mille yen (sei euro e cinquanta!). Ne acchiappo subito un paio, uno corto di seta lilla e uno a fiori rossi e blu su fondo avorio...da questo potrò ricavarne un abitino!
Cambio zona, qui ci sono kimono più cari, fino a diecimila yen, quelli da cerimonia, neri con i disegni colorati, tipici da matrimonio. Ce ne sono di bellissimi ma ne ho già uno così che non sono mai riuscita ad indossare se non in casa, cantando Un bel dì vedremo in playback davanti allo specchio!
La commessa me ne fa provare uno bellissimo, di seta viola con dei fiorelloni pastello sulle maniche e sul fondo. E' un kimono da fidanzata con le maniche lunghe lunghe ma lo possono indossare solo le ragazze fino a venti anni. Questo è nuovo e costa più di settecento euro. A malincuore me lo tolgo e ritorno agli scaffali economici dove ne trovo uno verde smeraldo con le margherite oro e un paio tutti neri da portare come souvenir.
La nostra amica vorrebbe farmeli comprare tutti ma in fondo non capisce tutta questa passione per un modo di vestire che con noi non ci azzecca nulla! In effetti non me lo spiego nemmeno io, forse ci vedo qualcosa di molto teatrale non so, ma quando in giro per una metropoli come Tokyo vedo donne e ragazze in kimono rimango sempre affascinata. E' assolutamente normale anche per le giovani bionde con l'ombretto bianco, un giorno escono in minigonna e zeppe e un altro in kimono con ai piedi i geta di legno. A proposito di geta ne ho comprati un paio, ci si cammina proprio bene e subito ti viene un pò il passo da geisha! Si tratta di infradito di legno alti che si indossano con il kimono casual vale a dire lo yucata, quello di cotone. Per intenderci sono quelle che hanno spesso ai piedi nei cartoni animati giapponesi, il tipo da cerimonia è più alto , ha la zeppa intera e si chiama tabi o zori. Anche la fascia che si lega in vita , obi, varia nella sua complessità a seconda delle occasioni. Ne ho comprato uno semplice ma non ho ancora capito come si lega, troppo complicato!
Usciamo tutti molto soddisfatti e pieni di sacchetti, la nostra amica ci propone di pranzare da Seibu il grande magazzino a Ikebukuro, magari con un bel piatto di spaghetti! Aaaaaah...come riufiutare? Sarebbe troppo scortese dire che preferiamo un kaiten sushi al mercato di Ueno...E allora vai di spaghetti, per altro anche buoni,  poi giro da Seibu, altro giro da Tokyu Hands e poi...massaggio shiatsu dall'omino, stavolta ancora più in crisi perchè oltre a non avere prenotato arriviamo in quattro! Oggi c'è anche il suo assistente, preoccupatissimi si organizzano e a turno cominciano a trattarci. Massaggio indimenticabile, esco da là come nuova e con la convinzione di dover rapire l'omino e metterlo in valigia! Una curiosità: in Giappone i massaggi shiatsu si fanno senza togliere i vestiti, vi coprono con un telo di modo che le mani del massaggiatore non abbiano mai un contatto diretto con la pelle del corpo. Non ho capito se è per una forma di pudore o cos'altro, ma il risultato è comunque fantastico.


giovedì 11 settembre 2008

Massaggi e gatti a Ikebukuro


16/07/08
Ho deciso, niente scalata del Fujiama, troppo rischio brutto tempo e poi domani sono stata invitata a passare una giornata con la compagnia di danza. Mi dispiace molto ma ormai ho deciso, l'alba sul Fuji è una di quelle cose che mi rimarrà da fare nella vita, insieme alla scalata del Kilimanjaro e del Monte Bianco.
Stamattina sono in giro per Ginza, quartiere chic di Tokyo in cui oltre ai negozi griffati ci sono cose più interessanti, tipo il Sony Building, dove si trovano tutti gli ultimi modelli non ancora in commercio di questo marchio. La cosa più assurda e inutile è un lettore mp3 che attivato si apre e si mette a ballare a tempo con la musica che trasmette...
Ma quello che mi interessa è visitare il Tokyo International Forum, edificio modernissimo dell'architetto Raphael Vinoly, una enorme nave di vetro che solca il cielo di Tokyo! E' immenso e davvero bello, le foto che faccio non danno l'idea della grandiosità di questo edificio. Al suo interno, oltre a tre enormi sale da concerto, ci sono un museo, una biblioteca, un giardino con bar e negozi e svariate sale per congressi. Lo giro in lungo e in largo, le passerelle in vetro altissime danno una visione dall'alto spettacolare, oggi però le sale non si possono vedere. Tento di intrufolarmi ma mi ritrovo due scagnozzi alle costole che mi sbarrano la strada...questi italiani!
Finito il giretto prendo la Ginza Line e mi sposto in zona Ikebukuro, ennesimo quartiere commerciale, meno appariscente di Shinjuku, ma altrettanto ricco di attrattive e...localetti un pò strani nei vicoli.
Ci sono i soliti Seibu, SeitanBig camera, Yamaha mega store e tutti i centri commerciali più rinomati con i loro ingressi direttamente nella stazione della metro. Sto camminando da almeno quattro ore, fa un caldo torrido e i miei piedi urlano...la soluzione? E là davanti ai miei occhi, per le strade ci sono cartelli invitanti come questo ogni tre metri ma io scelgo quello meno appariscente, duemilaseicento yen (15 euro circa) per un massaggio ai piedi. Lo studio è al terzo piano di un minuscolo edificio, mi accoglie un ragazzo preoccupatissimo perchè c'è una straniera, lui non parla inglese e io non ho prenotato (per i giapu che vogliono accogliervi preparati e al meglio, prenotare è sempre fondamentale, in ogni cosa!). Indicando i piedi e dicendo massage, ci intendiamo, solo piedi oggi, voglio prima vedere se è bravo.
Mi fa entrare nella stanza, tira su la tapparella così posso vedere il panorama dalla vetrata e mi dà dei pantaloncini da indossare per non sporcare i miei abiti. La cosa inizia con un idromassaggio caldo dei piedi urlanti che dura una decina di minuti nei quali lui va via. Poi torna , armato di olii essenziali e asciugamani, mi fa stendere e mi copre anche la faccia con un telo, per rilassarmi meglio...Che dire? Bisogna provare! Un piede alla volta, un dito alla volta, poi l'arco plantare, il tallone, la caviglia, il polpaccio...fa anche un pò male, ma lo shiatsu è così, va a sciogliere tutte le tensioni muscolari...poi passa all'altro piede e in un baleno passano quarantacinque minuti. Alla fine mi dice "pliz finiss!" , come già finito? Il tempo vola! Lui è sudatissimo io mi sento i piedi leggerissimi e come nuovi, mi rivesto con calma, esco dallo stanzino e vado a pagare. L'omino dei massaggi ha preparato una tessera nominale per me, ogni dieci massaggi uno gratis, ma io tra un pò riparto!!! Non provo nemmeno a spiegarglielo, chissà quanti anni vale questa tessera...Ci rivedremo caro, tornerò sicuramente a fare un trattamento shiatsu completo, sei bravissimo e poi per venticinque euro direi che si può fare!
Quasi volando mi ritrovo a spasso per Sunshine Street, la via dei negozi dalle mille insegne, al fondo della quale c'è Tokyu Hands, il mio magazzino preferito che qui ha il suo negozio principale. Otto piani interamente dedicati alla casa e al fai da te: un piano solo di cartoleria, uno solo cucina ( e qui compro attrezzini alla grande! ), uno solo tende, tappeti e biancheria per la casa, uno solo relax, con cuscini ergonomici, poltrone massaggianti e attrezzi rilassanti di ogni forma e genere, un piano per il bricolage, uno per le lampade, uno per gli articoli da matrimonio tipo biglietti, segnaposto, addobbi , liste nozze etc...,uno di erboristeria e cosmetici naturali e uno per i giochi intelligenti, tipo centro gioco educativo, dove ci sono robot e macchinine che hanno dei pannellini solari al posto delle pile!
Vorrei comprare tutto, certi oggetti qui non esistono, specie al piano benessere ci sono cose fantastiche, ma mi contengo e riesco a spender poco portando via il giusto.
C'è un nono piano da Tokyu Hands dedicato agli animali col suo negozio Neko-bukuro, dove neko, il gatto, è padrone assoluto. Tra le varie cose che per le bestiole sono solo una tortura ma che fanno felici alcuni padroni (...io il kimono alla mia gatta non lo metterei mai...) c'è un centro gioco gatto dove chi non ha posto e tempo per averne uno tutto suo può andare a spupazzarsi un felino, anzi venti felini bellissimi ma molto, troppo annoiati...
Si è già fatto buio, in questo posto tornerò perchè ho avvistato un paio di cose delle quali devo assolutamente impossessarmi e poi c'è l'omino dei massaggi...quello, potessi, lo metterei in valigia!

mercoledì 10 settembre 2008

La fiera delle vanità


E' sempre la solita storia ma ogni volta ci ricasco con effetti puntualmente devastanti sulla mia già inesistente autostima.
Arriva lui, famoso, isterico - bravo per carità, ma non sopporto gli isterici - che vuole otto ragazze, belle, mediterranee, espressive, con gli occhi profondi, grasse, magre, forse vanno bene anche bionde, anche se non sanno danzare boh...non sa nemmeno Lui. Ma Loro, quelle belle, quelle meno belle, anche quelle bionde e quelle grasse che non sanno ballare sanno bene cosa vuole Lui, allora vai di saluti, baci e abbracci plateali, sorrisi e sguardi adulatori. "Voglio che camminiate su una spiaggia come in un film, voglio la furia di un'erinni nei vostri occhi, voglio una danza sensuale ma un pò grezza..." Agli ordini! Tutte a eseguire, chi bene chi male e poi via , ad ogni gesto "tu via, tu grazie fai schifo! Tu non hai capito niente!". Cavolo, sto passando incolume da ogni scrematura, mi tiene, mi guarda sorridente, si ricorda di me? Gli piaccio! In fondo sono bravina, perchè dovrebbe buttarmi fuori? E infatti mi sceglie! Sono tra le otto, cazzo ce l'ho fatta, si lavora!
Poi il colpo di scena Lei, la nona! Come la nona, ma non dovevano essere otto? Beh sì, cinque posti erano praticamente già assegnati, tre messi in palio, ma poi spunta la nona che DEVE esser dentro e diventare ottava...E in un nano secondo mi ritrovo fuori, io che sono stata bravina, espressiva, cattiva, sensuale, con gli occhi profondi...al mio posto una bionda, inespressiva, grassina, con gli occhi da triglia, che non sa danzare ma che possiede, come molte altre, il Talento, fondamentale nel sottobosco artistico italiano : l'arte dell'adulazione, arte fine che non si impara, nella quale solo i migliori arrivano allo scopo, ottenere il favore di un santo protettore. No, mica in cielo! Non serve salire così in alto, un santo di solito si trova più in basso! Anche il santo spesso è un incapace o, se  è capace, ama  il potere che solo il gesto adulatorio dei molti in cerca di grazia gli dà.
Io un santo protettore non ce l'ho, non l'ho mai nemmeno cercato perchè sono nata senza Talento, non saprei come offrire voti e preci in cambio di grazie. Al massimo potrei trovarmi un protettore! Ma quello è un altro lavoro e poi adesso pare che si vada anche in galera!
Ma ... ops... dovevo raccontarvi dei massaggi shiatsu a Ikebukuro e invece ho perso il filo...scusate lo sfogo, adesso torniamo a Tokyo!

giovedì 14 agosto 2008

Back in Tokyo



14/07/08
Dopo una sana dormita per recuperare la stanchezza dei giorni scorsi stamattina sono di nuovo in giro per Tokyo, diretta all'ufficio del turismo per avere info sul modo più veloce ed economico per arrivare al Monte Fuji, sì proprio quello che c'è sempre nei cartoni animati, l'icona del paese che da qui, per via dell'inquinamento, non si vede mai! Probabilmente ci andrò da sola, sapevo che finiva così ma la cosa non mi preoccupa, la scalata è lunga ma non impegnativa e ci sono migliaia di persone che salgono ogni giorno. Unico problema è il meteo, previsioni pessime in questi giorni e devo valutare se rischiare di perder due giorni per niente o rimanere qui senza fare l'asociale come al solito. Dovrei anche incontrare un amico di Fossano che non vedo da sette anni e che ora è qui in tournée con la sua compagnia newyorkese, il tutto in una manciata di giorni perchè poi si parte per Shirahama.
Stazione di Shinagawa, solito caffè espresso al chiosco Segafredo, casino, coda alla scala mobile, musichetta alienante al binario, arriva il treno, coda per salire, omino con guanti bianchi che ti spinge dentro ed il treno parte in direzione Shinjuku. 
Considerazione similantropologica: sette anni fa quando salivo in metro a Tokyo c'era solo gente che dormiva fino a un secondo prima di scendere. Per me era una cosa buffa da vedere ma mi rendo conto che una metropoli come questa, assolutamente non a misura d'uomo, impone ogni giorno lunghi spostamenti per andare a lavorare o fare qualunque cosa. I giapponesi lavorano tantissimo, con orari più stressanti dei nostri e capisco la stanchezza cronica che qui si accumula, anche a me ora viene sonno ogni volta che tocco un sedile della metro! La cosa strana è che ora non dormono più o dormono molto meno perchè... adesso... sono tutti attaccati al... keitai alias il cellulare! Già, super telefonini con cui si fa di tutto, si usano come pc e per navigare su internet, per guardar la tv o per ascoltar musica, hanno schermi enormi ultrapiatti con una definizione altissima e ora i giapponesi di ogni età in metropolitana tirano fuori l'apparecchietto, mettono gli auricolari e via...non si dorme ma si lavora o forse ci si aliena/rilassa così.
Nei centri commerciali ci sono interi piani dedicati ai telefonini e alle decorazioni, dai brillantini agli adesivi, a pendagli di ogni forma e lunghezza, ovunque gli addetti ti urlano nelle orecchie le loro super offerte. Sono migliaia di modelli, costano poco ma in Europa la maggioranza non funziona, forse tra qualche anno si vedrà qualche modello simile anche da noi ma ovviamente al triplo del prezzo...Il fenomeno è così diffuso che sui treni ci sono i vagoni del silenzio, dove non si può far uso del cellulare in nessuna sua forma, per non disturbare gli altri passeggeri. Paese molto civile da cui avremmo molto da imparare! Ma penso che la repressione individuale sia molto, troppo forte altrimenti di sera non si vedrebbero così tanti impiegati in giacca e cravatta ubriachi, buttati nelle stazioni con le loro valigette e la bottiglia di saké! Anche i suicidi sono tantissimi. Ultimamente pare andasse molto buttarsi dallo shinkansen ai 300 all'ora tant'è che proprio in questi giorni hanno modificato le porte dei treni, in modo che non si possano più aprire col treno in corsa. 
Arrivo a Shinjuku, dieci minuti per uscire dalla stazione, esco nella piazza dei grattacieli e arrivo al Tokyo Governement Office dove si trova l'ufficio del turismo. Prendo tutte le informazioni che mi servono ed esco. Già che sono qui non posso non entrare in un paio di edifici altissimi e prendere l'ascensore per dare un'occhiata dall'alto. Mi piacerebbe pranzare in un ristorantino qui in cima ma l'operazione è troppo costosa per le mie finanze...magari un'altra volta!

Una giornata a Kyoto





13/07/08
Kyoto è una città meravigliosa, avrei voluto rimanere qui molto di più ma per una serie di scelte indipendenti dalla mia volontà, sarà una visita lampo di una giornata. Per fortuna ci sono già stata due volte nel mio precedente viaggio in Giappone quindi oggi cercherò di vedere cose diverse.
La giornata parte male perchè mi accorgo che la mia cura non sta di nuovo funzionando e questa volta non so perchè...lo stress del viaggio in aereo forse? O tutto il resto? Mi sale l'angoscia e l'umore è sotto i piedi...
Usciti da Kyoto Station, un gioiellino architettonico, il nostro amico giapu va alla ricerca del bus che ci porti alla Pagoda d'oro. Sì lo so, ho detto che avrei visto cose diverse dall'altra volta ma qui ci torno volentieri, sacrificando un paio d'ore per chi non c'è mai stato. Io so dov'è la fermata del bus numero 6, me lo ricordo benissimo, ma lascio che sia lui a trovarla con tutta la sua flemma.
Arrivo finalmente a destinazione dopo una ventina di minuti e prima di entrare nel parco si fa una tappa colazione. Un localetto strano, pieno di chincaglierie di porcellana, centrini, foto e quadri alle pareti. La signora ci fa il caffè e lo serve con pane tostato, banana e uovo sodo. Dice che ama la musica classica, Wagner in particolare e in effetti il sottofondo musicale del bar è una trascrizione per organo orrenda della Cavalcata delle Walkirie ...
Che bello questo parco! Kyoto conta più di duemila templi, una testimonianza della storia e della cultura giapponese come in nesun'altra città. Qui per fortuna non c'erano bersagli militari quindi ogni bellezza ha attraversato incolume la seconda guerra mondiale.
Ogni tempio è racchiuso in un parco meraviglioso dove giardini perfetti sono curati dalle sapienti mani dei monaci. Ogni filo d'erba, ogni fiore, ogni profumo nell'aria qui segue un disegno preciso anche se tutto sembra crescere e fiorire per caso, naturalmente. Il profumo , il fresco ed il silenzio sono le caratteristiche di questi luoghi... non oggi qui a Kinkaku ji dove nel giro di pochi istanti il contenuto chiassoso di tre bus viene scaricato con tutti i suoi ombrelli e macchinette fotografiche nel viale d'accesso alla Pagoda. In un attimo la magia scompare, come formiche vecchiette urlanti con gli occhi a mandorla si sparpagliano ovunque in un gran caos da gita delle pentole. Per fotografare il lago e la pagoda devo aspettare un bel pò per non avere intrusi nel panorama ed il mio malumore aumenta.
Sette anni fa era stato diverso, arrivai qui all'orario di chiusura e la pagoda col suo laghetto erano apparsi improvvisamente, silenziosi e bellissimi...ma forse ero solo io ad essere diversa...
Kinkaku ji è come il Colosseo, un simbolo, un panorama nel quale immortalarsi. Ci sono cose migliori dal valore artistico nettamente superiore, tipo Ryoan ji col suo misterioso giardino zen o il tempio di Sanjusangendo nel quale sono racchiuse mille statue di legno dorato che raffigurano le varie immagini di Buddha. Questo posto mi piace molto ed anche nel piccolo giardino con i suoi ponticelli ed suoi laghetti è piacevole passeggiare nonostante il caldo torrido di mezzogiorno.
E' giunta l'ora di fare una pausa in un ristorantino con un bel giardinetto zen annesso.
Dopo pranzo la visita lampo di Kyoto procede in modo meno mistico. Andiamo al mercato, una lunga distesa di gallerie dalle luci colorate dove i banchi espongono merci di vario tipo, dal té verde al pesce secco, dalle ciotoline di terracotta ai kimono, tra odori di vario genere. Compro dell'ottimo té verde e le alghe nori per il sushi, la farina per il tempura e i dolcetti con la marmellata di fagioli rossi. Devo trattenermi perchè comprerei mille cose pur di portare a casa il più possibile di questo posto!
Dal mercato si arriva velocemente a Ponto-cho, antica via di locali notturni e ristoranti  che sorge sul fiume e che si anima di sera. Siamo a Gion, il famoso quartiere delle geishe. Qui il traffico e le costruzioni moderne hanno un pò cancellato il fascino di questo luogo, ma basta addentrarsi per le vie secondarie ed è facile scorgere angoletti incantevoli  in cui, verso sera, appena le mille lanterne di carta si illuminano, non è difficile incontrare una geisha o una maiko - l'apprendista geisha - diretta ad un appuntamento. Su Hanami koji, entriamo in una casa da tè per degustare il tè verde tradizionale, polverizzato, molto denso e dal sapore amaro, servito con dolcetti che fanno da contrasto. La cerimonia del tè è un'arte, anzi un vero e proprio rito che ha origini religiose antichissime ma qui ci viene servito già pronto, senza cerimonie ed è buonissimo comunque...
Sono le sette di sera ed il sole è quasi tramontato. Usciamo  e... ferma al semaforo in mezzo ai passanti c'è una geisha, truccata e vestita come nelle cartoline che probabilmente sta andando ad un appuntamento. Le scatto alcune foto anche se non è molto carina in realtà, attraverso la strada dietro di lei, le scatto una foto all'acconciatura e all'altro incrocio ne spunta un'altra, bellissima e molto giovane, forse una maiko, con la sua assistente. Ha lo sguardo fiero di chi sa di essere bella e ammirata, le donne in kimono la salutano inchinandosi e lei impassibile continua per la sua strada. E' così strano vedere queste donne padrone di qualunque segreto di seduzione passare in mezzo a ragazzi col ciuffo biondo o salire su un taxi, sembrano uscite dal passato. In realtà pare siano pochissime ormai, non più di un migliaio in tutto il Giappone. Il mio pensiero va a Memorie di una geisha, struggente storia di una di queste ragazze... Ne becco una terza con un kimono verde smeraldo ma svanisce in un vicolo prima che che io riesca a fotografarla...Dobbiamo tornare in stazione per non perdere l'ultimo shinkansen per Tokyo...Riesco ancora ad entrare da Yogiya negozio di ciprie e saponi naturali dove compro una polvere di riso profumata ed impalpabile... magari con l'inverno la mia pelle si schiarirà un pò e potrò trasformarmi in una diafana geisha anch'io!

mercoledì 13 agosto 2008

Piccola divagazione


Questa notte avrei voluto scrivere di Kyoto, dei suoi templi e delle sue geishe che puoi incontrare facendo un giro per Gion, ma non posso.
E' passato un mese dal mio rientro in Italia e solo la notte trovo il tempo per aggiornare questo blog. Ormai sembrano trascorsi anni luce dai giorni giapponesi ed io ho ancora molte cose da raccontare a proposito, anche se so di non essere così avvincente...
Questa notte non posso scrivere di Kyoto perchè i miei ricordi si perdono altrove in un periodo felice di tanto tempo fa, quando i sogni erano ancora possibili ed il futuro tutto da scrivere. Che bello ripensare a certi momenti pieni di attesa, alla fermata del bus alle 7 e 25 del mattino per andare a scuola o alla mia mania di scrivere lettere confidando in doti letterarie che non ho mai posseduto...Dio che vergogna, come Tatiana nell'Onegin...la prima volta che ho letto Puskin mi ci sono vista tale e quale !
Ma era bello tutto ciò e questa notte non riesco a non pensarci senza un pò di malinconia, tipo da ciucca triste.
Domani tornerò in me e sarò qui a raccontarvi il seguito prometto! Parlerò di Kyoto, di kimono, di Tsukiji , di stranezze tutte giapu e di tutto ciò che vorrete sapere.
Sayonara

sabato 12 luglio 2008

Hiroshima



Lo Shinkansen arriva puntualissimo alla stazione di Hiroshima alle 9 del mattino, dopo circa mezz'ora di viaggio da Osaka. E' una giornata di sole, siamo sul mare e finalmente si vede il cielo azzurro, altrove reso grigio dallo smog. Non fa nemmeno troppo caldo e ci si accorge subito che questa città è più piccola delle altre, forse più a misura d'uomo. Fuori dalla stazione c'è il capolinea dei tram e una di queste linee è quella che arriva all' Hiroshima Peace Memorial Museum. Ho un pò di ansia e durante tutto il tragitto in tram mi chiedo come sarà questo posto, sono curiosa di vedere la cupola, deve essere molto grande e chissà come mi sentirò a vedere una cosa che di solito sta sui libri di storia...
Finalmente arriviamo e già attraversando la strada in mezzo al verde del parco si intravede il Genbaku Domu-mae oppure A Bomb Dome, la struttura in ferro della cupola sulla quale è esplosa la prima bomba atomica. Di colpo la nostra allegra comitiva ammutolisce e da qui in poi ognuno vivrà in silenzio, senza bisogno di commentare, tutto quello che ci si imporrà allo sguardo in modo indelebile.
La prima cosa che noto è che questo edificio è piccolissimo e la cupola avrà una circonferenza di sei o sette metri al massimo. Fu costruito da un architetto Ceco nel 1915 come salone delle esposizioni dallo stile europeo, per promuovere la vendita delle merci prodotte nella prefettura di Hiroshima. Cambiò poi nome diventando il salone delle esposizioni per la promozione industriale.
Quando la bomba esplose, a 600mt d'altezza sopra la cupola, devastò immediatamente l'edificio, e il calore da essa prodotto uccise all'istante tutte le persone che in esso si trovavano. Essendo l'epicentro dell'esplosione tuttavia non tutto è collassato e la struttura in ferro è rimasta, diventando nel 1966 patrimonio dell'Unesco e simbolo della tragedia. Sono già molto commossa a questa vista, allora è tutto vero, questo posto ha una collocazione reale nel mondo ed io oggi sono qui...
Scatto molte foto poi attraverso il ponte verso il Parco della Pace, da qui l'angolazione e la luce sono migliori...
Il parco è molto grande e bello a sinistra del ponte in fondo al parco c'è il museo, a destra il monumento commemorativo per la pace dei bambini, una delle cose più commoventi di questa visita. Il monumento è dedicato a Sadako una bimba morta di leucemia che quando scoprì di essere malata (aveva dieci anni) decise di fare mille gru di origami. In Giappone la gru è simbolo di longevità e felicità e la bambina sperava che raggiungendo il suo scopo sarebbe guarita...Ma morì prima di portare a termine l'impresa che fu completata per lei dai suoi compagni di classe. Ancora oggi milioni di bambini da tutto il mondo mandano le loro gru di carta e chiunque passi da qui può lasciarne una...Lascio anch'io una gru di carta che avevo trovato sul cuscino in albergo e scrivo un biglietto, mettendo il tutto in una delle teche di plastica in mezzo a milioni di altri origami.
Dal monumento a Sadako sullo stesso viale andando verso l'edificio del museo si incontrano altri monumenti tra cui la fiamma perpetua, che verrà spenta solo quando tutte le armi atomiche del mondo saranno smantellate ed il cenotafio che custodisce il registro con i nomi di tutte le vittime della bomba. L'architetto Kenzo Tange che ha progettato i monumenti ha dato al cenotafio una forma arcuata , al centro della quale è perfettamente inserito il Bomb Dome. Altra foto e poi in mezzo a molti altri occidentali in coda verso la biglietteria.
Ma questo lo racconterò domani, ho bisogno di prender fiato...


per saperne di più www.pcf.city.hiroshima.jp in alto a dx potrete tradurre in inglese.

Hiroshima, seconda parte



Con l'ausilio dell'audioguida in italiano comincio la visita al museo della Pace di Hiroshima. Il museo è composto di due parti, l'ala est che, usando oggetti, modellini, materiali visivi e pannelli, racconta Hiroshima prima del bombardamento, lo sviluppo della bomba fino alla caduta e la situazione mondiale nell'era atomica. L'ala ovest espone gli oggetti delle vittime e tutto quello che può servire a farci capire cosa è successo alle 8 e 15 del 6 agosto 1945. Questa seconda parte della visita è la più terribile perchè mette davanti agli occhi di tutti l'orrore dei danni provocati dalle radiazioni, dal vento esplosivo e soprattutto dal calore generato dall'esplosione. Si parla di un milione di gradi al momento dello scoppio (avvenuto a 600mt di altezza) conseguito in una palla di fuoco di 280 mt di diametro da 5000 gradi*...Migliaia di persone sono state letteralmente sciolte dal calore senza lasciar traccia, di loro non si è mai conosciuta l'identità. Molti degli oggetti esposti appartengono a queste persone e sono stati ritrovati da familiari che preoccupati per la sorte dei loro cari si sono recati sul posto della sciagura riconoscendo solo qualche effetto personale scampato al calore o alla pressione del vento atomico. I racconti sono struggenti e l'angoscia è tanta, spesso sono racconti di genitori in cerca dei figli a scuola...Nel raggio di 2 km dal punto dell'esplosione fu tabula rasa, altrove i sopravvissuti si arrampicavano tra le rovine cercando un riparo bruciati e con gli abiti a brandelli. Smetto di fare foto, non ce n'è alcun bisogno poiché le immagini, gli oggetti, i racconti si sono fissati in modo indelebile nella mia memoria.
Nell'ultima parte si vedono i danni provocati  dalle radiazioni, anche dopo molto tempo. Gli effetti acuti dopo un breve periodo dopo l'esplosione vanno dalla nausea alla diarrea, alla perdita dei capelli e alla stanchezza cronica che porta alla morte. Gli effetti tardivi che si manifestano dopo un paio d'anni ma anche dopo dieci sono cheloidi, leucemie e tumori di vario genere.
Di questi tumori soffrono molti degli Hibakusha, i sopravvissuti alle bombe di Hiroshima e Nagasaki che con il loro Movimento, attraverso le loro testimonianze, si battono per la Pace (per saperne di più www.didaweb.net/mediatori.php?id_vol=1138 ).
Gli Hibakusha hanno dipinto gli attimi dopo lo scoppio della bomba, ognuno a modo proprio, attraverso la propia esperienza carica di dolore e questi disegni concludono la mostra. C'è anche lo spazio per i messaggi di Pace che tutti possono lasciare, sfogliando le pagine si leggono quello di Giovanni Paolo II e di Gorbaciov e di molti altri grandi della Terra. Accanto a loro il mio messaggio si perde tra le altre migliaia tanto che anch'io ho dimenticato cosa ho scritto in preda all'emozione più forte e terribile mai provata fino ad oggi...

*per la cronaca: la bomba pesava 4 tonnellate ed era lunga 3 metri. Dei 50kg di uranio trasportati da Little Boy, solo un kilo ha sprigionato la sua energia dopo la fissione, energia pari a 16000 tonnellate di esplosivo convenzionale. Più o meno il 50% di questa energia è stata liberata sotto forma di vento esplosivo, il 35% sotto forma di calore ed il 15% sotto forma di radiazioni. Calore e vento hanno distrutto nel raggio di due kilometri, verso la fine del 1945 la bomba aveva già ucciso 140.000 persone.

Hiroshima, terza parte, un tramonto indimenticabile






Usciamo dal museo verso le 14,00, nessuno ha voglia di parlare e fa caldissimo. Entriamo in un centro commerciale fuori dal parco per rinfrescarci e mangiare qualcosa...si pranza con un menù a base di Tonkatsu, filetto di maiale impanato e fritto alla maniera leggerissima giapponese, accompagnato da riso, verdure e brodo.
Poi di nuovo in tram per andare a vedere un altro patrimonio dell'umanità di tipo diverso, Itsukushima-jinja, il santuario di Miyajima che con il suo famoso tori (la porta del santuario) in mezzo al mare è uno dei siti più fotografati del Giappone.
Il viaggio in tram è interminabile e solo dopo un'ora arriviamo al porto. Miyajima è un'isola davanti alla costa di Hiroshima. Il tragitto è breve, in tempo per la foto di rito al tramonto col sole che sembra entrare nel santuario dal tori galleggiante. L'isola è bellissima e silenziosa, alcuni cerbiatti vagano liberi per strada, il tempio e la pagoda sono sulla parte più alta mentre in basso già le lanternine cominciano ad accendersi...La pace che si respira in questo luogo abitato dai monaci buddhisti e da alcuni pescatori mi rasserena. Ad Hiroshima l'orrore è racchiuso nel museo e nella consapevolezza delle persone, ma qui esiste anche la bellezza e questo tramonto silenzioso lo testimonia da sempre, regalando ogni giorno serenità a chiunque sappia guardarlo. 

Le mille luci di Osaka

















Partenza all'alba per prendere l'ennesimo Shinkansen che in meno di tre ore, ai 300 all'ora ci porterà da Tokyo ad Osaka. Belli questi treni, hanno il muso da papero aereodinamico, sono pulitissimi e soprattutto puntualissimi. Le ferrovie giapponesi danno ad ogni macchinista una tolleranza di ritardo di due tre minuti... all'anno...
Il controllore entra nel vagone e si inchina, controlla i biglietti e s'inchina, esce dal vagone e si inchina...
Il panorama scorre velocissimo e dopo due ore si arriva a Kyoto poi, in mezz'ora, eccoci a Shin-Osaka, la stazione dei treni veloci. Da là c'è una linea della metro che arriva in centro.
Osaka è una città famosa per il commercio e la buona cucina, non molto bella poichè si mostra come una distesa di blocchi di cemento, fu rasa al suolo durante la seconda guerra mondiale, palazzoni, sopraelevate, migliaia di sale giochi e centri commerciali.Tuttavia ha un fascino tutto particolare che appare al calar del sole, quando le squallide vie si illuminano di mille insegne e una fiumana di gente si riversa per strada.
Città della buona cucina ho detto e infatti la prima tappa è un ristorante dietro la stazione per degustare gli udon,spaghettoni di grano spessi e bianchi che vengono serviti caldi e in brodo, accompagnati da tofu, verdura o tempura di gamberi e verdure. Gli udon si possono mangiare anche asciutti, in questo caso vengono serviti freddi, su una griglia di bambù, accompagnati da una tazza con un brodo freddo e verdura. Questa pasta giapponese è una delizia, la mia passione sono i tempura udon, accompagnati col fritto giapponese leggerissimo e croccante e infatti scelgo questo menu che costa ben 5 euro! Arriva una scodellona fumante e bellissima (la composizione dei piatti è sempre fondamentale qui!) Passo all'attacco, armata di bacchette nell'impresa di tirar su dal brodo un lungo spaghettone alla volta. Qui si può fare una cosa a noi vietatissima dalle buone maniere: quando si mangiano zuppe o piatti di questo tipo si ci si deve aiutare succhiando il brodo e lo spaghetto rumorosamente...una piccola rivincita alle sgridate che mi prendevo da bambina quando mi divertivo a bere il brodo inconsapevolmente "alla maniera giapponese"!
Dopo un buon tè verde ed un sakè ghiacciato entriamo a fare un giro in un grande magazzino tipo: quindici piani di cui due sotterranei, che sono un vero e proprio mercato alimentare, e due in cima all'edificio dove ci sono sale da tè e ristoranti. Nel piano della frutta e verdura ci sono dei banchi che vendono della frutta assurda per le dimensioni ed il costo.Ci sono delle pesche che costano l'equivalente di 15 euro l'una, enormi e profumatissime, angurie quadrate e ciliegie grandi come prugne. Compriamo una pesca in cinque (!) ed è veramente buonissima e succosissima.. c'è qualcosa che non capisco...è troppo perfetta...sarà mica un prodotto di laboratorio?
Usciti dal magazzino prendiamo la metro per Dotombori, il quartiere più commerciale di Osaka, chilometri e chilometri di gallerie che ospitano negozi alla moda, ristoranti, centri commerciali, negozi d'elettronica e pachinko, la risposta giapponese alla slot machine.
Entro in un negozio di scarpe dove ci sono dei modelli assurdi ed economici ma non compro nulla, le scarpe qui hanno tre taglie S,M,L. La M mi è piccola e la L troppo grande, ora capisco perchè la maggioranza delle ragazze cammina perdendo le scarpe dai talloni...E' calata la sera e Dotombori mostra la sua atmosfera alla Blade Runner.Migliaia di insegne al neon di ogni colore si illuminano, tra i richiami dei ristoratori ed una confusione incredibile.E' già ora di cena e stavolta si prova un'altra specialità. Il ristorante ha salette separate per ogni gruppo di avventori e su ogni tavolino ci sono delle griglie che vengono accese al nostro arrivo. Si ordinano a piacere carne, pesce, verdure che vengono portati in tavola e cucinate direttamente dai commensali...tutto buonissimo alla modica cifra di 9 euro a testa.
La serata si conclude in uno squallido baruccio in una squallida via dietro l'hotel, tra prostitute attempate che adescano impiegati e personaggi di vario tipo ma apparentemente innocui. Bevo un sakè strepitoso, uno dei più buoni della città pare,spillato da una botte di legno e servito in bicchieri laccati e quadrati.Si beve mangiando sottaceti e con delle prese di sale. Foto ricordo con gli altri avventori e nanna... Domani si parte presto, sarà una giornata particolare, destinazione Hiroshima.

venerdì 11 luglio 2008

Sushi che passione!


Ho tralasciato fin'ora un argomento che ai cultori dell'arte culinaria non sarà passato inosservato. Il cibo giapponese è una delizia non solo per gli occhi ma anche per il palato. L'amico giapu ci ha già fatto provare di tutto, dal tofu,al pesce cotto in vari modi, pasta di grano, pasta di riso con carne, con verdure,al vapore, alla brace...una sola cosa è rimasta fuori. Per i giapponesi è solo uno spuntino da fare davanti a una birra, per noi un sapore spesso proibito visti i costi italiani...Finalmente il grande momento è arrivato! Dopo una giornata trascorsa trotterellando tra una metro e l'altra con un caldo disumano e dopo una serata di romantiche vedute dall'alto dei grattacieli di Shinjuku, guidati da una discreta fame ci accingiamo all'ennesimo viaggio per raggiungere all'altro capo della città il quartiere del mercato del pesce, Tsukiji, luogo di perdizione in cui il desiderio si focalizza su una sola immagine: SUSHI.
Tra le decine di locali che si affacciano sulla via principale ne cerchiamo uno preciso, quello indicatoci da un'amica di Tokyo, uno dei più famosi, aperto 24 ore. Sushizanmai è un sushibar in cui i camerieri dietro al banco ti accolgono urlando una cantilena incomprensibile ma che, non so perchè, sa un po di presa in giro...Non fai in tempo a sederti che già ti portano tè verde, brodo di pesce e uno stuzzichino delizioso a base di polpo, capesante e zenzero...
Oddio da cosa comincio, quanti pezzi ordino? Parte il primo pezzo di tonno, il filetto rosso, due pezzi preparati al volo che si materializzano davanti a me! Il sapore? Non si può descrivere ma è una specie di orgasmo del palato! Via al salmone e un'altro pesce, poi bis di tonno stavolta il filetto pregiato,toro,si scioglie in bocca!
Placata l'ingordigia, dando uno sguardo più ragionato al menù, scopro che per soli 3000 yen (circa 18 euro) si può avere il menu degustazione misto o di solo tonno...ovviamente la scelta ricade sulla seconda opzione e in men che non si dica questo bel vassoio appare davanti a me, in tempo per esser fotografato prima di sparire...Allora tre scelte di tonno dal filetto normale al fatty tuna, maki roll, i rotolini di alghe con il riso ed il pesce al centro, un maki strepitoso di tonno sminuzzato con cipolla verde, broiled fatty tuna, scottato alla fiamma sul momento...insomma una meraviglia! A sinistra altri tre roll gentilmente offerti da un tipo che voleva farci provare una cosa buona...forse ricci o qualche strana conchiglia...comunque buoni. Pancia piena, voglia più che soddisfatta alla modica cifra di ventidue euro a testa...se penso ai vari Kiki e Kuki...pallide fotocopie e per di più costose...
E' già l'una passata, il nostro amico giapu dice che a quell'ora il pesce non è più tanto fresco... in effetti bastava aspettare un paio d'ore, quando il mercato di Tsukiji si sveglia col pescato del nuovo giorno...Ma questa sarà un'altra avventura...

I grattacieli di Shinjuku


Tre fermate dopo Shibuya con la JR si arriva a Shinjuku station, un nodo ferroviario da tre milioni e mezzo di pendolari al giorno, l'ennesimo delirio tra più piani sotterranei in cui districarsi. Per andare a vedere i grattacieli bisogna trovare l'uscita ovest, nishi shinjuku. Anche se e' tutto specificato non è per niente facile, ogni edificio ha la sua entrata dalla stazione e così mi ritrovo a percorrere centinaia di metri in un lungo corridoio sotterraneo seguendo le indicazioni per il Tokyo Governement Office, le torri gemelle progettate da Kenzo Tange che offrono un osservatorio gratuito a 240 metri d'altezza...e Tokyo by night da qui non è niente male, si vedono gli altri edifici intorno, su quelli più bassi si vedono le piscine, i campi da golf o le piste d'atterraggio per gli elicotteri sul tetto, si vede la Tokyo Tower (alias la copia della tour Eiffel solo che questa è rossa!) o lo Studio Alta copia dell' Empire State Building...Non stupitevi di tutte ste copie, la baia di Tokyo sembra quella di Manhattan con tanto di ponte e statua della libertà!!!!
La cosa che mi diverte di più dei grattacieli è il saliscendi in ascensore, una specie di lancio spaziale, tipo settanta piani in quaranta secondi, arrivi su con lo stomaco nelle orecchie che forse si tappano per questo...Divertente è poi confrontare i diversi ascensori e se poi hanno una finestra di vetro sulla città ancora meglio!
Uscita dal palazzo del governo ripercorro a livello sopraelevato rispetto alla strada la via per andare alla stazione e mi godo lo skyline offerto da tutti gli edifici radunati in pochi isolati...fantastico! Non so perchè questi palazzoni così alti e oscillanti mi incantino così tanto...
Accanto ai grattacieli dal lato ovest c'è Electric Street un quartiere dell'elettronica dove nelle grandi catene di distribuzione si possono trovare meraviglie tecnologiche molto lontane da noi o cose più normali a prezzi competitivi.Il fatto è che uno di questi negozi di media dimensione solitamente sta su quindici piani, uno tutto cellulari, uno solo macchine foto, uno videocamere o pc...è facile star dentro una giornata!
Ad est della stazione, che tra l'altro ospita molti grandi magazzini di Tokyo, c'è Kabuchicho, il quariere a luci rosse , tra localetti e umanità di vario genere, saune e insegne luminose vale comunque una passeggiata...
Domani tornerò qui di giorno ad esplorare alcuni negozi di cianfrusaglie a 100 yen...

giovedì 10 luglio 2008

un piccolo onsen di quartiere


 Sette anni fa vagavo sola per le vie di Asakusa, era domenica e c'era una strana quiete fuori da Nakamise-dori e dalle sue bancarelle. Soffiava un venticello caldo e il suono dei campanellini appesi per Kappabashi-dori creava un'atmosfera surreale..immaginavo un giorno di poter essere là con te, in quel luogo, per poterne condividere la magia. Ma oggi non è andata esattamente come prevedevo, allora meglio sola a vagare nella folla e perdermi cercando di annullare per un pò la mia storia e miei pensieri.
A questa distanza tutto sembra lontano, ma la mia angoscia non se ne vuole andare...proverò a rilassarmi con un bagno bollente. Trovo facilmente il vicoletto dove si trova Jakotsu-yu onsen, faccio il biglietto alla macchinetta, compro asciugamano e saponetta ed entro in questo piccolo onsen* di quartiere, semplice e pulito. Lo spogliatoio è grande da ospitare anche due poltrone massaggianti e la tv. Mi spoglio completamente, lascio le mie cose nell'armadietto ed entro nel bagno dove una lunga fila di docce basse precede la vasca termale. Mi lavo a lungo, imito un pò i gesti delle signore presenti e poi mi avvicino alla vasca. L'acqua sgorga a 47 gradi circa ed è di un colore scuro, ferruginoso. Entro fino alle ginocchia e penso di svenire per quanto è calda, il mio viso si fa rosso fuoco, sudo ma pian piano mi abituo e riesco in qualche minuto a sedermi nella vasca. Ci sono i getti idromassaggianti e le scosse elettriche...sì... un pò inquietante l'acqua elettrificata ma una signora a gesti mi fa capire che fa bene (?).
Devo uscire, mi sento male, mi gira la testa da svenire. Mi bagno con la doccia fresca e poi mi dirigo nel piccolissimo rotemburo, un giardinetto con due vasche deliziose, una a 35 e una a 25 gradi, tra piante e roccette. Mi rilasso e per un pò sono sola, poi arrivano altre due signore che mi osservano, non parlano inglese, loro parlano in giapponese ed io rispondo in italiano, solo una parola mi è chiara: "country", e rispondo "Italy". Poi vari sayonara e arigato, se ne vanno ma mi guardano dalla vetrata e altre donne mi guardano sorridendo...probabilmente non è così normale vedere una straniera in un luogo così popolare e non turistico. Altra immersione a 47 gradi, questa volta più sopportabile e poi dopo essermi asciugata e rivestita ritorno nel caos, tra le musichette alienanti della metro e tra la folla dove è bello smarrire la propria identità.

*un onsen è un bagno d'acqua termale che sgorga dalle viscere della terra tra i 40 e i 50 gradi e di cui il Giappone è pieno ad ogni latitudine. Anche Tokyo vanta tantissimi onsen più o meno eleganti o popolari. L'acqua viene intubata a parecchi metri di profondità nell'oceano e convogliata non solo negli stabilimenti ma anche negli alberghi e negli appartamenti di lusso. Nell'onsen uomini  donne hanno ingressi e vasche separate, solo nel rotemburo vale a dire la vasca nel giardino esterno talvolta ci si può incontrare (in costume da bagno). Nell'onsen si entra nudi, non prima di essersi lavati a fondo, per non sporcare l'acqua termale. Chi ha tatuaggi non è visto di buon occhio e spesso gli viene negato l'ingresso poichè chi è tatuato può essere scambiato per un membro della jakuza, la mafia locale. Nelle vasche ci si immerge per un massimo di dieci minuti, finchè si resiste o finchè non si ha la sensazione di essere un polpo bollito...


mercoledì 9 luglio 2008

Vagando tra la folla di Shibuya


il cielo di Tokyo è perennemente grigio, anche quando c'è il sole, inoltre sia di giorno che di notte c'è sempre un rumore di sottofondo, tipo delle frequenze basse, insomma il silenzio non esiste.Esco dall'albergo e mi butto nella stazione di Shinagawa non prima di aver bevuto un buon espresso al bar Segafredo (lo sapevo che l'avrei ritrovato!!!).
Coda per salire sulle scale mobili, coda per fare il biglietto alle macchinette, coda per scendere al binario, coda per salire sul treno, c'è la solita musichetta alienante che caratterizza ogni stazione della metro e c 'è gente di tutti i tipi che corre ovunque.Calcolate che una stazione della metro a Tokyo è grande come Malpensa , milioni di pendolari, centinaia di treni e centri commerciali inclusi...
Dove vado cosa voglio rivedere per prima cosa? beh a sole cinque fermate c'è Shibuya, uno degli incroci più famosi del mondo, con i suoi mega schermi sulle facciate dei grattacieli e i fiumi di persone che attraversano la strada, ma sì, dopo pochi minuti arrivo a destinazione, ci metto dieci minuti per uscire dalla metro..aiutoooo, qualcosa è cambiato ma poi finalmente eccomi ad Hachiko exit, davanti all'incrocio. Macchina foto alla mano aspetto il verde e mi butto nella mischia scattando foto a raffica...Qui puoi vedere le mamba ragazze un pò tamarre, abbronzatissime biunde ossigenate e cotonate, pantaloncini, zeppe ombretto bianco e ciglia finte che però non sanno camminare sui tacchi.Le mamba fanno parte della cultura gyaru, dedita al consumismo di qs quartiere e alla musica che qui si ascolta. Ogni via che si dirama dall'incrocio dà il nome a sottogruppi modaioli, i negozi hanno altoparlanti con musica a palla e vendono di tutto, i grandi magazzini grattacielo sono concentrati ai quattro lati dell'incrocio. Salgo nell'ascensore di vetro dell'hotel che si affaccia sull'incrocio, fino al 26mo piano per vedere l'attraversamento dall'alto, c'è pure un campo da calcio sul tetto di un palazzo...dopo vari su e giù con l'ascensore super veloce vago tra i vicoli, riprendo la metro e mi dirigo a Ginza per una passeggiata nel cuore chic di Tokyo.
Cena ad Ebisu in un ottimo ristorante cinese...

martedì 8 luglio 2008

il fioraio di Otsu


Sette anni dopo eccomi per caso di nuovo ad Otsu, località a pochi km da kyoto sul Lago Biwa, il più grande lago del Giappone. Con la Fenice avevamo fatto due recite di Traviata al mega teatro dell'opera che hanno costruito e che vanta sempre un gran bel cartellone. Questa volta son qui per sentire il concerto di Gus alla Figaro hall, un teatro privato di tre-quattrocento posti che un dentista (!?!) amante della musica si è costruito in casa e che ha una regolare stagione di concerti...A cena socializzo con la ricca figlia del ricco dentista e con sua madre che si offrono di accompagnarmi a passeggio sul lungolago (la ragazza dice che sa che quando si è stati in un posto fa piacere ritornarci...).Parlando vien fuori il fioraio di Otsu che con le sue assistenti aveva improvvisato un concerto con le canne di bambù fuori dal suo negozio per me, Silvana, Paolo e Silvano e che tanto carino era stato con noi, regalandoci un libro delle sue poesie.Le due donne ridono, mi invitano a salire in macchina e mi portano al negozio, dove ritrovo un uomo invecchiatissimo (strano per un giapu) e la sua assistente.Subito sono perplessi ma poi si ricordano di me e di quella sera magica che ha lasciato nel cuore di tutti noi un bellissimo ricordo.Mi ringrazia della visita e mi dice arrivederci...
Rientro in tarda serata a Kyoto, bellissima città sospesa tra antiche tradizioni e super tecnologia